Scuola Protetta

Archivio del 2008

Dislessia: pro e contro del test obbligatorio

Giovedì 6 Novembre 2008

Un disegno di legge vorrebbe introdurre test obbligatori nelle scuole per una diagnosi precoce. Le critiche però sono tante. Vediamo insieme pro e contro.

Si discute ormai da qualche anno di una legge sulla dislessia, affinché siano introdotti test obbligatori nelle scuole primarie e nelle scuole dell’infanzia per individuare precocemente bambini con problemi. L’ipotesi sta ormai diventando una realtà, conl’approvazione nella scorsa legislatura di un disegno di legge alla commissione istruzione del Senato. Le critiche però sono tante. Ci sono gruppi di insegnanti, specialisti e genitori contrari a introdurre così precocemente etichette sui bambini, sulla base di criteri di diagnosi che ritengono troppo generici, e contrari anche alla conseguente imposizione di percorsi differenziati.Bambini etichettati«Se passerà questa legge» dice la professoressa milanese Margherita Pellegrinoche ha preso posizione sul tema a livello nazionale criticando la strada intrapresa dal governo, «le difficoltà nella lettura, la calligrafia poco chiara e non allineata, la lentezza nei calcoli e le difficoltà nell’apprendere le tabelline non saranno più errori o semplici difficoltà, ma diventeranno disturbi dell’apprendimento e gli alunni verranno etichettati dai neuropsichiatri come dislessici, disgrafici o affetti da discalculia.Certi psichiatri sostengono che la dislessia sia una disfunzione biologica di origine ereditaria, eppure gli stessi specialisti affermano che le prove di laboratorio, tra cui Tac e risonanza magnetica, non evidenziano alcuna differenza tra il cervello del dislessico e quello del bimbo ‘normale’. C’è anche chi sostiene che le differenze, essendo submicroscopiche, non si rilevano con la Tac; ma, dico io, se non sono rilevabili nemmeno al microscopio, allora qual è la prova scientifica che dimostra l’esistenza della base biologica della dislessia?I bimbi etichettati avrebbero questo destino: chi non riesce a fare i calcoli, userebbesempre la calcolatrice e sarebbe dispensato dall’imparare le tabelline; chi ha difficoltà a leggere, si farebbe leggere da altri o userebbe un programma al computer; chi ha difficoltà nella scrittura, userebbe solo il pc o scriverebbe solo in stampatello; ma veramente pensiamo di aiutare così i ragazzini in difficoltà?Inoltre, questi bambini seguirebbero programmi loro, con insegnanti diversi, magari separati rispetto agli altri; e siamo certi che questo faccia bene alla loro autostima? Non si rischia forse di vederli frustrati e depressi?E se diventano depressi, non è forse vero che c’è già qualcuno pronto a curarli con i farmaci? Come insegnante, alla luce della mia esperienza, posso dire che le difficoltàdi apprendimento sono dovute a carenze nella didattica, alla mancanza di metodo nello studio e di tecniche efficaci nella trasmissione della conoscenza. Esistono scuole in Italia e all’estero dove metodi di studio e tecniche di insegnamento efficaci hanno risolto le difficoltà di apprendimento degli alunni».Uno strumento importante A richiedere invece l’approvazione di una legge in proposito è l’Associazione italiana dislessia, (Aid). Il presidente, la dottoressa Roberta Penge, difende la scelta di monitorare gli alunni con appositi screening. «Uno screening» spiega Penge «ha lo scopo di individuare situazioni di sospetto o di rischio che andranno poi verificate in ambito clinico.È in genere uno strumento rapido, somministrabile contemporaneamente a gruppi di bambini ed utilizzabile anche da personale non sanitario. In quanto tale ha un margine di errore sicuramente maggiore di un test,ma non ha l’obiettivo di individuare con certezza situazioni definite.Per i bimbi con difficoltà di apprendimento gli strumenti di screening precoce sono nati e devono venire utilizzati per individuare soggetti a rischio da monitorare nel tempo e soprattutto per attivare interventi didattici mirati; una segnalazione ai servizi sanitari per l’avvio di un percorso diagnostico verrà suggerita solo quando tali interventi nonavranno ottenuto la riduzione o la scomparsa delle difficoltà rilevate o quando misurazioni ripetute nel tempo avranno confermato la presenza di una difficoltà persistente. Secondo noi non si etichettano i bambini; lo screening serve a sottolineare che un bambino sta acquisendo la lettura, la scrittura o il calcolo con tempi o modalità diversi da quelli attesi.Spesso gli insegnanti sono già consapevoli che qualcosa non va, ma non riescono ad individuare la natura o l’entità del problema e quindi assumono atteggiamenti di attesa o attivano interventi generici. Inoltre l’attuazione di uno screening in una scuola e la discussione dei risultati costituisce uno strumento di formazione per insegnanti e operatori sanitari. In teoria una diagnosi certa può essere formulata altermine della seconda elementare e un sospetto fondato può essere posto già al termine della prima elementare: nella realtà dei fatti il riconoscimento avviene invece ancora raramente prima della terza.Naturalmente quanto più il bambino è piccolo, tanto più si rischia di interpretare come segnali di dislessia segni e comportamenti che vanno invece fatti risalire alla normale variabilità dei ritmi di sviluppo o a problemi diversi. La ripetizione dello screening nel tempo ha lo scopo proprio di ridurre il numero di falsi riconoscimenti».Creare dei robot?L’Aid difende dunque gli screening di massa e gli interventi precoci, ma ci sono, oltre ad insegnanti, anche associazioni che non concordano pienamente con questa scelta ed esprimono perplessità. Una di queste è la onlus Oltre il Muro, che raccoglie genitori di bambini e ragazzi autistici. «Il progetto di legge che è stato presentato» si legge sul sito dell’associazione «afferma che le difficoltà specifiche di apprendimento impediscono l’utilizzo in maniera automatica e strumentale delle capacità di lettura, di scrittura e di calcolo e possono costituire una limitazione importante per alcune attività della vita quotidiana della persona.Questo non significa forse che per legge la lettura, la scrittura e il fare i calcoli devono avvenire in modo automatico e laddove questo non succedesse, l’alunno sarebbe fuori dalla norma? Significa forse che a scuola dobbiamo creare dei robot che leggono e scrivono meccanicamente, poco importa se poi non capiscono quello che stanno leggendo, l’importante è che sappiano in modo automatico e istantaneamente quanto fa 3×5?Il fatto che ogni bambino sia diverso da un altro, con tempi propri di apprendimento,elaborazione e sviluppo delle capacità individuali viene completamente trascurato, anzi è prevista un’attività di identificazione precoce da realizzare dopo i primi mesi di frequenza dei corsi e nella scuola dell’infanzia, su bambini di quattro o cinque anni,aprendo così le porte a screening di massa nelle scuole.Strano modo, poi, quello di risolvere il problema della dispersione scolastica raddoppiando gli alunni ad un insegnante per risparmiare sulla spesa pubblica e poi assegnando due insegnanti di sostegno alla stessa classe per aiutare quelli che si sono persi per strada, ricevendo un’etichetta di disturbo di apprendimento o di iperattività a seconda dei casi. Forse c’è qualcosa da risolvere nella didattica e non negli alunni». di: Claudia BenattiTratto da: AAM Terra Nuova – Ottobre 2008-10-20

Prosegue l’attività parlamentare per normare il tema della somministrazione di psicofarmaci ai bambini

Giovedì 6 Novembre 2008

MINORI. PSICOFARMACI, LEGGE BIPARTISAN PER ELEVARE LA VIGILANZABOCCIARDO (PDL) CONVOCA ASSOCIAZIONI: OTTIMISTA, FAREMO PRESTO (DIRE - notiziario Minori) Roma, 9 ott. - “Non mi interessa una discussione su ‘farmaci si’, farmaci no’. Registro che la comunita’ scientifica e’ spaccata e a me interessa una norma di legge per elevare la soglia della vigilanza”. Cosi’ l’onorevole Mariella Bocciardo (Pdl), prima firmataria di una proposta di legge sull’impiego di farmaci psicotropi nella cura di bambini e adolescenti. “La mia sara’ una proposta bipartisan- precisa Bocciardo- sono ottimista sui tempi ed anche sul consenso: ho gia’ raccolto 60 adesioni di deputati di diversi schieramenti”. Bocciardo precisa che “non mi interessa fare la guerra alle case farmaceutiche, ma serve una norma di legge sull’utilizzo” degli psicofarmaci. “Oggi- prosegue- abbiamo ascoltato in commissione Affari sociali della Camera diverse associazioni: l’Associazione italiana famiglie Adhd (Aifa), il Movimento italiano genitori (Moige), il Comitato ‘Giu’ le mani dai bambini’. Abbiamo ascoltato e preso nota delle osservazioni, ora lavorero’ ad un testo unificato e alla fine si passera’ alla fase degli emendamenti. Il tutto in tempi brevi”.   MINORI. PSICOFARMACI, GENITORI ADHD: PRIMA UNA DIAGNOSI CORRETTASTACCONI (AIFA): META A CUI TENDERE E’ EVITARE RICORSO A FARMACI. (DIRE - notiziario Minori) Roma, 9 ott. - “La diagnosi corretta e’ il primo passo verso il miglioramento del quadro clinico ed evita di sottoporre i bambini a terapie inutili”. Cosi’ Patrizia Stacconi, rappresentante dell’Aifa, l’Associazione italiana famiglie Adhd, la sindrome di iperattivita’ e deficit dell’attenzione, intervenuta lo scorso 7 settembre all’audizione in commissione Affari sociali alla Camera in merito alle proposte di legge Bocciardo e De Angelis per la regolazione dell’uso degli psicofarmaci ai bambini.Stacconi ha poi sottolineato che “l’assistenza a 360 gradi che e’ necessaria per la diagnosi” deve poter essere garantita “solo in una struttura pubblica”. I genitori dei bambini con Adhd sono favorevoli alla terapia multimodale: “Il farmaco- sottolineal’Aifa- deve essere inserito, se necessario, come supporto a terapie di comprovata efficacia sul bambino: cognitivo, comportamentale, psicopedagogiche, logopediche e psicomotricita’ per i piu’ piccoli”.Anche il ruolo della scuola, per i genitori dei bambini malati, “e’ fondamentale sia nella fase diagnostica che riabilitativa”. Secondo l’associazione, “una volta avuta una diagnosi l’insegnante deve collaborare a raggiungere gli obiettivi che ci si e’ prefissati”. E’ opportuno, inoltre, spiega ancora Stacconi, istituire “un preciso percorso di aggiornamento professionale per tutti gli operatori clinici coinvolti nel processo diagnostico e riabilitativo”. Secondo l’Aifa, infine, “se tutte le fasi del percorso diagnostico e terapeutico vengono attuate precocemente e in modo efficace e’ assaiprobabile che non sia necessario ricorrere alla terapia farmacologica o che sia possibile ridurne i dosaggi: e’ questo -conclude-l’obiettivo a cui dobbiamo tendere”.  MINORI. PSICOFARMACI, MOIGE: CONFUSIONE NELLE DIAGNOSI DI ADHDSERVONO LINEE GUIDA CONDIVISE (DIRE - notiziario Minori) Roma, 9 ott. - “I protocolli diagnostici comunemente utilizzati in Italia per la diagnosi dell’Adhd (la sindrome da deficit dell’attenzione e iperattivita’) del bambino sono stati giudicati, da una parte importante della comunita’ scientifica, ‘troppo poco restittivi’ e danno pertanto adito a pericolose interpretazioni”. Lo ha affermato lo scorso 7 ottobre il Moige durante le audizioni, in commissione Affari sociali della Camera, sulle due proposte di legge (Bocciardo e De Angelis) che regolano l’uso di psicofarmaci per i minori: “Ne risulta un quadro di confusione e difforme approccio terapeutico”Il Moige si dice “consapevole che in questi ultimi anni si e’ teso progressivamente ad abusare del termine ‘bambino iperattivo’ sino ad arrivare, spesse volte erroneamente, ad etichettare come tali bambini semplicemente vivaci”. Per questo l’associazione rivendica l’”estrema esigenza di una diagnosi precisa e puntuale, di assoluta competenza specialistica”. Quindi, e’ “apprezzabile l’intento di disciplinare in modo chiaro ed inequivocabile l’argomento” con le due proposte di legge. “E’ di fondamentale importanza- continua il Moige- l’identificazione di una linea guida comune che consenta di eliminare questa confusione. Ci sembra che le linee guida della Simpia (Societa’ italiana di neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza) possano essere un valido indirizzo”.   MINORI. PSICOFARMACI, GIÙ LE MANI DAI BAMBINI: SERVE ‘BLACK BOX’POMA: BENE LE PROPOSTE DI LEGGE, PIU’ GARANZIE CONTRO GLI ABUSI (DIRE - notiziario Minori) Roma, 9 ott. - ‘Black box’ sulle  confezioni per rendere piu’ evidenti le controindicazioni, piu’ ricerca indipendente, e misure per evidenziare eventuali conflitti di interesse dei ricercatori. Lo scorso 7 ottobre, durante l’audizione in commissione Affari sociali alla Camera sulle due proposte di legge che regolamentano l’uso di psicofarmaci sui minori, Luca Poma, portavoce della campagna di farmaco-vigilanza pediatrica ‘Giu’ le mani dai bambini’, presente in commissione assieme a Federico Bianchi di Castelbianco, psicoterapeuta dell’eta’ evolutiva, suggerisce alcune misure contro l’abuso di queste sostanze.“Non si tratta come molti credono di un problema solo americano”, sottolinea Poma. Per questo, afferma, c’e’ la “necessita’ di meglio regolamentare il fenomeno anche in Italia, al fine di evitare e prevenire le derive e gli abusi gia’ registrati in molti altri paesi”. Dunque, i progetti di legge Bocciardo e De Angelis sono “significativi ed importanti per rafforzare le garanzie per la difesa del diritto alla salute dell’infanzia”. (SEGUE) MINORI. PSICOFARMACI, GIÙ LE MANI DAI BAMBINI: SERVE… -2-(DIRE - notiziario Minori) Roma, 9 ott. - Luca Poma passa poi a suggerire alcune misure per migliorare i due disegni di legge. Come “prevedere il divieto assoluto di somministrazione di farmaci ai piccoli pazienti al di fuori di quelle che sono le indicazioni previste dalle stesse case farmaceutiche ed oggetto delle rispettive autorizzazioni ministeriali”. Sarebbe certamente importante, prosegue, “prevedere l’obbligo del ‘black-box’ (il riquadro nero con le piu’ importanti avvertenze sugli effetti collaterali) come gia’ da tempo disposto proprio su questi medicinali negli Stati Uniti, dove peraltro questi farmaci vengono prodotti”.Secondo Giu’ le mani dai bambini, ancora, e’ “essenziale che il consenso informato venga sottoscritto da entrambi i genitori”. Altrettanto importante e’ “prevedere la chiara indicazione dell’obbligo di rispetto di un limite di tempo nella somministrazione di questi prodotti ai minori. Divieto assoluto,poi, “di elaborare e diffondere materiale promozionale e pubblicitario o promozionale di ogni tipo”. Importante, infine, “prevedere che nella pubblicazione di ricerche scientifiche d’ogni tipo debbano in calce essere con chiarezza accompagnate da informazioni circa gli interessi personali, gli incarichi di consulenza, i rapporti diretti ed indiretti che legano i ricercatori con le aziende produttrici della molecola o terapia oggetto d’indagine e di altre molecole affini”.  Fonte: Agenzia DIRE

MINORI. RITALIN, INTERROGAZIONE URGENTE DI 46 PARLAMENTARI

Giovedì 6 Novembre 2008

 (DIRE) Roma, 24 set. - 46 senatori di maggioranza ed opposizione hanno presentato oggi un’identica interrogazione parlamentare urgente, sollecitando tre ministri ad assumere iniziative per allontanare dalle scuole “personale non qualificato che, com’è stato da più fonti documentato, promuoverebbe a vario titolo convegni e seminari di formazione per convincere genitori ed insegnanti dell’opportunità di somministrare psicofarmaci a bambini distratti ed agitati”. A darne notizia è ‘Giù le mani dai bambini’, campagna di farmacovigilanza pediatrica.   “Tra finti psicologi, sedicenti medici, e genitori presi dal sacro fuoco della medicalizzazione del disagio a tutti costi-dichiara Valerio Carrara, senatore del Pdl e promotore dell’iniziativa- c’è davvero da perdere la pazienza, lo dico come senatore ma anche come padre: basta con queste ingerenze nella scuola e dintorni”. Carrara ha preso spunto per organizzare l’iniziativa dalla registrazione telefonica pubblicata sulla homepage sul portale www.giulemanidaibambini.org, nella quale “sedicenti esperti” promuovono a genitori l’uso di metanfetamine su bambini piccoli per sedarne il comportamento.    “Ora- spiega Valerio Carrara, senatore del Pdl- c’è da dire la parola fine a queste malepratiche, per questo mi aspetto iniziative rapide ed efficaci dai ministri Mariastella Gemini (Istruzione), Angelino Alfano (Giustizia) e Maurizio Sacconi (Salute): nella scuola si deve studiare, non medicalizzare”, ed “in generale chi tiene corsi di formazione anche al di fuori dalla scuola dovrebbe pensarci non una, ma cento volte, prima di permettersi di consigliare o caldeggiare l’uso di psicofarmaci in modo indiscriminato ed indifferenziato su bambini piccoli”.   Ridurre “tutto ad una scorciatoia, alla bacchetta magica che sistema ogni disagio, e deprecabile. Ma stiamo scherzando? Sono i nostri bambini, chi vuole fare da ‘promoter’ agli interessi di certe case farmaceutiche lo faccia negli Stati Uniti, non nel nostro paese”: a rincarare la dose è Luca Poma, giornalista e portavoce nazionale di ‘Giù le Mani dai Bambini’. “L’onesta intellettuale di questo membro del Parlamento- sottolinea- è esemplare: per difendere gli interessi dei più piccoli non esita a prendere una posizione civilissima ma ferma anche nei confronti del suo stesso governo, chiedendo a gran voce provvedimenti”. Un intervento “lodevole- aggiunge- sosterremo lui ed i suoi 45 colleghi, di partiti di maggioranza ed opposizione, con ogni mezzo disponibile”.    L’interrogazione urgente, si legge nella nota di ‘Giù le mani dai bambini’, è stata presentata a firma dei senatori Valerio Carrara (proponente), Rossana Lidia Boldi, Sergio Divina, Angela Maraventano, Massimo Garavaglia, Mauro Del Vecchio, Achille Serra, Antonio Fosson, Alberto Filippi, Mario Ferrara, Antonio Azzolini, Luciano Cagnin, Roberto Giovanni, Mario Mura, Cesarino Monti, Giovanni Torri, Gianpaolo Vallardi, Andrea Pastore, Salvatore Mazzaracchio, Oskar Peterlini, Pasquale Nessa, Luigi D’Ambrosio Lettiera, Francesco Maria Amoroso, Rosario Giorgio,Giuseppe Costa, Vincenzo Speziali, Michele Saccomanno, Giacomo Santini, Cristiano De Eccher, Paolo Barelli, Diana Carla, Carmela De Feo, Sergio De Gregorio, Fabrizio Di Stefano, Antonio D’Alì, Anna Maria Serafini, Lucio Malan, Alfredo Messina, Giampaolo Bettamio, Maurizio Castro, Salvatore Fleres, Vincenzo Galioto, Francesco Bevilacqua, Stefano De Lillo, Bruno Alicata, Giuseppe Ferruccio Saro, Ombretta Colli, Egidio Digilio. Fonte: Agenzia Dire

Attività parlamentare a favore delle leggi regionali (ad oggi bloccate da un ricorso del Governo) in materia di regolamentazione della somministrazione di psicofarmaci ai bambini

Giovedì 6 Novembre 2008

INTERROGAZIONE A FITTO, GOVERNO RITIRI SUBITO RICORSO CONTRO LEGGI REGIONALI

Roma, 23 lug. (Adnkronos Salute) - Vanno difese e non attaccate le Regioni che hanno approvato leggi contro la «disinvolta somministrazione di psicofarmaci ai bambini», introducendo indicazioni per tutelare meglio i piccoli attraverso l’obbligo di consenso informato ai genitori. Ed è infondato il ricorso presentato dal Governo contro le due ‘prudentì iniziative legislative messe in campo di recente da Piemonte e Trentino. C’è questo ragionamento alla base dell’interrogazione urgente al ministro per il Rapporti con il Parlamento, Raffaele Fitto, che sarà annunciata oggi da 21 senatori della Pdl, coordinati dal senatore Valerio Carrara (PdL), nell’Aula di Palazzo Madama. Il Governo ha fatto ricorso alla Corte Costituzionale ritenendo che le Regioni non abbiano diritto di legiferare in questo campo, introducendo l’obbligo di consenso informato per la somministrazione di psicofarmaci. «Il Governo - spiega Carrara in una nota diffusa da ‘Giù le mani dai bambinì, consorzio italiano di farmacovigilanza pediatrica - ha promosso un ricorso sulla base di informazioni non genuine. Contestano che le Regioni non possono stabilire l’obbligo del consenso informato da far firmare ai genitori prima di somministrare psicofarmaci ai bambini, perché, secondo il ricorso, tale obbligo non è previsto sul piano nazionale e si creerebbe una difformità. Peccato che l’obbligo di consenso informato esista eccome in Italia, da oltre un anno, quindi il ricorso perde totalmente di significato» Per Carrara «Le Regioni devono poter deliberare: sia perché tecnicamente le leggi sono corrette, e sia perché è un sacrosanto diritto dei genitori scegliere le terapie più opportune per i propri figli ed essere completamenti informati dal medico dei benefici ma soprattutto dei rischi di queste discusse ‘terapiè. Anzi, non solo lodiamo queste prime Regioni coraggiose, ma invitiamo anche le altre a seguirne l’esempio». (Ram/Adnkronos Salute)

PDL SU SOMMINISTRAZIONE A MINORI ALL’ESAME DA OGGI IN AFFARI SOCIALI CAMERA

(Adnkronos Salute) - Il senatore Carrara, spiega Luca Poma, giornalista e portavoce nazionale del comitato di farmacovigilanza pediatrica ‘Giù le Mani dai Bambinì, «guida una protesta civile e fondata» contro il ricorso del Governo che trascura alcuni dati: «l’Istituto Superiore di Sanità - precisa - ci ha infatti confermato che ‘esistono due livelli di consenso entrambi obbligatori: il primo relativo al trattamento dei dati, il secondo, in caso di necessità di somministrazione dello psicofarmaco, è relativo al trattamento farmacologico ed ai potenziali rischi ad esso connessì». Secondo Poma, inoltre, anche le altre «motivazioni secondarie alla base del ricorso sono del tutto pretestuose, e siamo pronti a dimostrarlo dati alla mano: facciamo quindi appello al ministro Fitto, che ha certamente a cuore la salute dei bambini, perché intervenga sul Governo per ritirare al più presto i due ricorsi». Intanto, stamattina in Commissione Affari Sociali alla Camera, è cominciata la discussione sul Progetto di legge nazionale, a firma di Mariella Bocciardo (PdL) ed altri, per stabilire norme nazionali in materia. «Sono soddisfatta - ha detto l’onorevole Bocciardo - perché il progetto di legge ha avuto un’accoglienza favorevolissima, ci sono tutti i presupposti per un buon lavoro bipartisan, penso di poter prendere impegno a che la legge arrivi in discussione in Aula non oltre la fine dell’anno, è mio vivo desiderio arrivare quanto prima all’approvazione». Anche Poma ‘promuovè il progetto Bocciardo che «non vieta nulla, regola solo una materia ‘caldà sotto il profilo etico - conclude- non vedo quindi chi possa opporsi, sarebbe strumentale: è un occasione unica per evitare in Italia i pesanti abusi registrati i molti altri paesi del mondo, e su questi temi non esistono bandiere, bene fa l’onorevole Bocciardo a rilanciare il nostro invito di pochi giorni fa ad una collaborazione bipartisan nell’interesse dei minori del nostro Paese». (Ram/Adnkronos Salute)

(ANSA) - ROMA, 23 LUG - Ventuno senatori della maggioranza hanno presentato un’interrogazione urgente al Ministro per gli Affari Regionali Raffaele Fitto, chiedendo il ritiro del ricorso del Governo contro le leggi regionali che si oppongono alla «disinvolta» somministrazione di psicofarmaci ai bambini. Il senatore del Pdl Valerio Carrara, primo firmatario e coordinatore di questa iniziativa, ha spiegato in una nota che «queste leggi regionali sono moralmente giuste ed appropriate nel merito, perchè gli psicofarmaci devono essere l’extrema-ratio». A pochi mesi dall’approvazione delle prime leggi in Piemonte e Trentino, Carrara ha sottolineato come «il Governo ha promosso un ricorso sulla base di informazioni non genuine», contestando alle Regioni il fatto che «non possono stabilire l’obbligo del consenso informato da far firmare ai genitori prima di somministrare psicofarmaci ai bambini, perchè tale obbligo non è previsto sul piano nazionale e si creerebbe una difformità». «Peccato - sostiene Carrara - che l’obbligo di consenso informato esista eccome in Italia, da oltre un anno, quindi il ricorso perde totalmente di significato». «Non solo lodiamo queste prime regioni coraggiose, ma - ha concluso il senatore del Pdl - invitiamo anche le altre a seguirne l’esempio». (ANSA). I80-CR 23-LUG-08 16:17 NNN

Eventi & Dintorni: Scuola Protetta

Venerdì 11 Luglio 2008

Iscrizione gratuita al corso di formazione a distanza su www.scuolaprotetta.itsui rischi di medicalizzazione del disagio dei minori e sul tema della somministrazione di psicofarmaci ai bambini in Italia, per approfondire tali tematiche e diventare cittadini veramente consapevoli.Nel marzo 2008 l’associazione Giù le mani dai bambini, comitato indipendente per la farmacovigilanza in età pediatrica, ha avviato il progetto nazionaleScuola Protetta, assieme alle più rappresentative associazioni genitoriali italiane (CGD, AGE ed Agesc) ed a CISL Scuola e CGIL Formazione contro la diffusione degli psicofarmaci a scuola per tenere buoni i bambini: ”Gli obiettivi del progetto sono evitare ingerenze nella scuola da parte di “sedicenti esperti” in grado di condizionare i processi di gestione dell’eventuale disagio scolastico degli alunni, trasformando la scuola nell’anticamera dell’ASL, e sollecitare il corpo insegnante a non vedere l’eventuale “diversità comportamentale” dei bambini e degli adolescenti solo come un problema, bensì anche come una risorsa.La pubblicazione sul sito Scuola Protetta delle buone prassi -innanzitutto pedagogiche- che le scuole italiane adottano per la presa in carico di questi bambini garantirà inoltre la messa in comune degli strumenti più efficaci. Il progetto ha anche lo scopo di sollecitare insegnanti e genitori a ritrovare il rapporto virtuoso scuola/famiglia, troppo spesso compromesso”.  Fonte: Agenzia Radicale

A cura di: CLAUDIA DEL VENTO

Lavagne & schermi - Studenti. Insegnanti affaticati, allievi “difficili”, riforme a pioggia.

Mercoledì 4 Giugno 2008

Ma soprattutto, come scrive Pennac nel suo ultimo libro, la necessità sempre più urgente di una scuola che insegni a imparare e a vivere insieme agli altri Dal “Diario di scuola” di Daniel Pennac alle analisi di Vittorio Campione e di Silvano Tagliagambe nel saggio “Saper fare scuola”, un sentiero di lettura su un tema insieme discusso e trascurato. 

Finisce pigramente un altro anno di scuola con tutto il suo rituale di canti, danze, gite scolastiche, scrutini, feste di fine anno. E, tanto per cambiare, un nuovo ministro dell’Istruzione: perché i docenti non si dimentichino mai che la scuola è certo uno dei lavori più belli, impegnativi, ma soprattutto più precari e scivolosi del mondo. Basti pensare a quanti ministri si sono succeduti nell’arco degli ultimi vent’anni, a quante riforme o controriforme si sono avvicendate, con quante diverse schede di valutazione hanno dovuto fare i conti alunni e studenti. 
Modelli anglosassoni. 
L’occasione è comunque buona per parlare di tre libri assai differenti sulla scuola.  Il primo, Saper fare scuola: il triangolo che non c’è di Vittorio Campione e Silvano Tagliagambe è una raccolta di saggi pubblicata di recente da Einaudi (pp. 264, euro 20) che si inserisce nell’eterno dibattito sulla scuola - da una parte prendendo avvio dall’analisi dei risultati acquisiti dalla ricerca internazionale sui processi di apprendimento, dall’altra riflettendo su quelle che vengono definite “le migliori esperienze di insegnamento in atto” insieme all’”esame dei processi organizzativi degli indirizzi politici che governano il sistema educativo”. 
Si sente che il libro - che sfodera una ricca bibliografia di riferimento, documentazione - è scritto da un segretario del ministero della Pubblica 
istruzione dal 1996 al 2000, attualmente consulente di diversi enti pubblici e società private (Campione) e da un professore di filosofia della scienza che ha fatto parte delle commissioni istituite dal ministero della Pubblica istruzione per la riforma dei cicli scolastici e l’individuazione dei saperi essenziali nel 1997-98 e nel 2001 (Tagliagambe). Si tratta infatti di un testo rivolto essenzialmente agli “addetti ai lavori” (presidi, dirigenti 
scolastici, docenti che aspirano a una carriera scolastica dirigenziale), in cui si parla vagamente dei bambini e giovani di oggi e della “trincea” 
che rappresenta la scuola pubblica italiana di oggi. 
Gli autori individuano un avversario, la docente e scrittrice Paola Mastrocola, autrice fra l’altro di un racconto-riflessione, La scuola raccontata al mio cane, e di romanzi di ambiente scolastico (La gallina volante, Una barca nel bosco), che viene - spesso giustamente - accusata di retorica pedagogica, affratellanza con “l’ideologia dominante” e “alla moda” sulla scuola. 
Campione e Tagliagambe hanno il merito di provare a analizzare l’istituzione scolastica italiana in modo complesso e non superficiale, non sensazionalistico.  Difendono la strada intrapresa dal ministro Berlinguer nel 1997, l’inizio del “cambiamento di impianto gestionale”, l’apertura alle nuove tecnologie. E spiegano anche come una società a forte innervatura tecnologica sta continuando a minare in profondità la scuola. 
Il modello che sembrano proporre è, sostanzialmente, quello anglosassone. Con i suoi pregi e i suoi difetti. Parte da una angolazione diversa un saggio a più voci uscito qualche tempo fa, Scuola di follia (Armando, pp. 288, euro 24), a cura di Vittorio Lodolo D’Oria, medico ematologo ed esperto di comunicazione e marketing nella sanità, che dal 1988 si occupa del disagio mentale del cosiddetto “corpo docente” italiano. 
Ennesimo grido d’allarme su una scuola in cui si investe sempre meno, e su un paese che dunque investe sempre meno sul proprio futuro, il libro offre un ritratto del docente italiano sempre più solo e reietto, stremato, basandosi su una paziente e scrupolosa raccolta di storie vere, testimonianze, contributi professionali, studi scientifici e documenti istituzionali. 
Lodolo D’Oria suggerisce alcune interessanti proposte di intervento in questo tragico teatrino scolastico che va quotidianamente in scena davanti a studenti e alunni, nel tentativo di contrastare l’inesorabile crescita, negli ultimi anni, del disagio mentale tra gli insegnanti e di un uso sempre 
più massiccio da parte loro di psicofarmaci. A parte l’enfasi su alcuni casi-limite (di cui peraltro in questi anni giornalisti e politici si sono occupati ben più che di didattica o pedagogia), il libro raffigura una scuola italiana profondamente sofferente, ma che possiede ancora possibilità di recupero. 

Anche se l’Italia - come lo stesso autore sottolinea - è uno dei paesi occidentali che investe sempre meno nella scuola pubblica e nella formazione e nelle ottimali condizioni di lavoro dei docenti, con tutti i rischi che questo comporta, in particolare per i più giovani, in un clima di 
indifferenza diffusa. 

Un ex somaro in cattedra. 
Per ritrovare un po’ di speranza prima che l’anno scolastico finisca, è consigliabile semmai leggere il Diario di scuola dell’ex maestro elementare 
francese Daniel Pennac (Feltrinelli, pp. 241, euro 16). Forse non è uno dei testi migliori dello scrittore francese, nel suo agile saltabeccare da una 
parte all’altra, ma è scritto con la consueta onestà e autoironia ed è pieno di idee e intuizioni. Il grande tema della scuola è visto qui soprattutto dall’ottica degli alunni, di chi cioè la scuola spesso la subisce. In particolare dagli alunni più scarsi: i “somari”, i bambini/ragazzi ”difficili”, come si sente dire sempre più spesso, quelli che vanno peggio, come è stato a suo tempo il caso dello stesso autore/scrittore. Il Diario alterna riflessioni e ricordi divertenti sul Pennac “alunno somaro” con racconti di episodi accaduti al Pennac insegnante, pagine autobiografiche con altre di pedagogia e didattica spiegata con efficacia e semplicità. Racconta delle universali - quasi naturali, sembrerebbe -  disfunzioni dell’istituto scolastico, senza per questo cadere nel catastrofismo. 
Del ruolo decisivo della famiglia. 
Della necessità sempre più urgente di una scuola che abbia come sua prima materia quella dell’insegnare a imparare e a vivere con tolleranza insieme agli altri. 

da: Il Manifesto 

di: Giuseppe Caliceti. 

MINORI. PSICOFARMACI AI BAMBINI, CONTRARIO IL COMUNE DI LECCE.

Venerdì 2 Maggio 2008

(DIRE) Roma, 23 apr. – Il  Comune di Lecce dice “no” all’uso degli psicofarmaci per bambini. È per questo che oggi l’assessore alla Sanità, Alfredo Pagliaro, ha organizzato un discorso pubblico dal titolo “Una malattia discussa: Adhd, uso ed abuso di psicofarmaci sui bambini”. Dopo il “caso Nardo”, dove da test effettuati sulle urine dei piccoli allievi di un asilo sono state riscontrate tracce di benzodiazepine somministrate probabilmente dalle insegnanti, per tenere tranquilli i bambini, senza alcuna autorizzazione medica ne dei genitori, “è ‘tornata d’attualità’- si legge nella nota- la scottante tematica della somministrazione di psicofarmaci ai bambini”. Il convegno diventerà “un utile momento di confronto per fare il punto sul più generale fenomeno della somministrazione di psicofarmaci ai bambini”.

Parteciperà all’incontro Luca Poma, portavoce nazionale di “Giù le mani dai bambini”(www.giulemanidaibambini.org) , la più attiva campagna italiana di farmacovigilanza per l’età pediatrica, promossa da un Comitato composto da oltre 180 enti fra cui undici Università, Ordini Medici, Ospedali, USL, associazioni socio-sanitarie e genitoriali. Poma presenterà nel corso dell’incontro anche il progetto “Scuola Protetta” contro la medicalizzazione del disagio scolastico (www.scuolaprotetta.it), promosso recentemente proprio da Giù le Mani dai Bambini, in collaborazione con i sindacati (Cisl e Cgil) unitamente alle tre più rappresentative associazioni di genitori italiane (Cgd, Age ed Agesc).

(Mag/Dire)

15:00 23-04-08

Lanci di agenzie stampa nazionali su “Scuola Protetta”

Giovedì 24 Aprile 2008

FARMACI:PORTALE E SCUOLE PROTETTE CONTRO PSICOFARMACI MINORI

(ANSA) - BOLOGNA, 5 MAR - Una rassegna di documenti scientifici, un corso a distanza sul disagio dei bambini rivolto a genitori e insegnanti (entrambi on line) e una certificazione simbolica alle scuole che bandiscono gli psicofarmaci. Cosi’ ‘Giu’ le mani dai bambini’, comitato indipendente per la farmacovigilanza ai minori formato da genitori, medici e 184 enti fra cui 11 Universita’, risponde a un presunto caso di psicofarmaci dati a bambini iperattivi denunciato nelle settimane scorse dal comitato a Bologna.
Il progetto, presentato nel capoluogo emiliano, si chiama ‘Scuola protetta’ e punta su formazione e dialogo fra scuola e famiglie ‘’senza toni allarmistici”. In sostanza da oggi e’ attivo il portale Internet www.scuolaprotetta.it che, curato dal comitato scientifico di ‘Giu’ le mani dai bambini’, mette a disposizione gratuitamente una serie di documenti (resi con un linguaggio divulgativo) sulle principali forme di disagio di cui soffrono i bambini, oltre a dispense per un corso di e-learning. Prevista inoltre un’agora’ virtuale in cui genitori e docenti potranno scambiarsi commenti e pareri, mentre le scuole potranno attivare gemellaggi in base alla buone prassi adottate. In piu’ gli istituti che sposeranno alcune linee guida stabilite dal portale, riceveranno una sorta di patente di ’scuola protetta’ con la scritta ”qui non medicalizziamo il disagio dei nostri alunni”.

”Quello che ci piace poco e’ che la scuola diventi l’anticamera dell’Asl - ha spiegato Luca Poma, portavoce del comitato - e che sedicenti psicologi entrino nelle scuole proponendo farmaci psicoattivi o indicazioni terapeutiche alle famiglie”. Il riferimento e’ soprattutto al caso bolognese (’sott’accusa’ sarebbe l’associazione Agap che avrebbe consigliato psicofarmaci per bambini affetti dalla sindrome da iperattivita’) su cui la procura ha aperto un’indagine conoscitiva senza indagati. Ma, secondo Poma, pressioni simili o corsi a insegnanti ci sono stati anche in Umbria, Lazio e Veneto (ma su cui non sono stati aggiunti altri particolari visto che sono in corso indagini dei Nas). (ANSA).

PSICOFARMACI A MINORI:GUERRA (VERDI) RILANCIA PROPOSTA LEGGE

(ANSA) - BOLOGNA, 5 MAR - Un progetto di legge che vuole garantire che nella scuola vi sia ”la massima trasparenza” nel trattare casi di bambini affetti dalla sindrome di iperattivita’ e curati con psicofarmaci. A presentarlo nell’agosto scorso e’ stata la capogruppo dei Verdi in Regione Daniela Guerra, che per questo ha appoggiato il progetto ‘Scuola protetta’ promosso dal comitato Giu’ le mani dai bambini e presentato a Bologna.”Casi come quello di Bologna (denunciato nelle settimane scorse dal comitato contro presunti psicofarmaci dati a minori, ndr) e di altri che stanno venendo alla luce in altre regioni, necessitano oltre che di un alto livello di attenzione di persone formate e consapevoli - ha spiegato la consigliera - L’interesse delle case farmaceutiche affinche’ si medicalizzino casi di disagio infantile e’ notevole. Di fronte a tali interessi genitori e insegnanti che si trovano a vivere situazioni difficili se lasciati soli possono essere facilmente indotti in errore e manipolati”.   Un progetto di legge fattibile perche’, come ha fatto notare Guerra, per l’approvazione, ”c’e’ il tempo e ci sono le condizioni, dato che per l’assemblea e il governo regionali non e’ vicina la scadenza elettorale”. Attraverso il progetto di
legge i Verdi hanno chiesto alla Giunta regionale di avviare una campagna di informazione e formazione affidata a professionisti di fiducia e rivolta a genitori, insegnanti e operatori.

(ANSA).

ALUNNI VIVACI? “SCUOLA PROTETTA” DICE NO AGLI PSICOFARMACI =

(AGI) - Bologna, 5 mar.- Con una iniziativa lanciata oggi a Bologna, l’associazione “Giu’ le mani dai bambini”, comitato indipendente per la farmacovigilanza in eta’ pediatrica, ha avviato il progetto nazionale “Scuola Protetta”, assieme alle piu’ rappresentive associazioni genitoriali italiane (CGD, AGE ed Agesc) ed a CISL Scuola e CGIL Formazione contro la diffusione degli psicofarmaci a scuola per ‘tenere buoni’ i bambini. Secondo quanto riferito oggi in conferenza stampa, a Bologna ma anche in altri capoluoghi italiani, sedicenti esperti non iscritti ad alcun Albo professionale organizzano infatti interventi nelle scuole per illustrare a genitori ed insegnanti l’opportunita’ di somministrare psicofarmaci e derivati dell’anfetamina a bambini con problemi di comportamento, e - pur non essendo medici - minimizzano gli effetti collaterali di questi prodotti, definiti a piu’ riprese “stracollaudati e sicuri”, dirottando inoltre le famiglie dalle ASL piu’ prudenti nella somministrazione di psicofarmaci ai
bambini verso altre strutture sanitarie dalla “ricetta facile”, dov’e’ possibile reperire “con piu’ facilita’ e senza tante storie” gli psicofarmaci per bimbi. Su queste circostanze, la Procura della Repubblica ha pochi giorni fa aperto un’inchiesta, delegando i NAS alle piu’ opportune verifiche per l’identificazione delle eventuali responsabilita’ penali. “Giu’ le Mani dai Bambini” da risposta a questa preoccupante
situazione lanciando il progetto “Scuola Protetta”. “Gli obiettivi del progetto - dichiara il portavoce Luca Poma – sono evitare ingerenze nella scuola da parte di “sedicenti esperti” in grado di condizionare i processi di gestione dell’eventuale disagio scolastico degli alunni, trasformando la scuola nell”anticamera dell’ASL’, e sollecitare il corpo insegnante a non vedere l’eventuale “diversita’ comportamentale” dei bambini e
degli adolescenti solo come un problema, bensi’ anche come una risorsa. La pubblicazione sul sito Scuola Protetta delle buone prassi - innanzitutto pedagogiche - che le scuole italiane adottano per la presa in carico di questi bambini garantira’
inoltre la messa in comune degli strumenti piu’ efficaci. Il progetto - spiegano i promotori - ha anche lo scopo di sollecitare insegnanti e genitori a ritrovare il rapporto
virtuoso scuola/famiglia, troppo spesso compromesso”.

(AGI)

Bologna, Ritalin nelle scuole: protestano 180 associazioni.

Giovedì 17 Aprile 2008

VELENI: Al via una campagna contro l’uso del farmaco. Bologna. Scuola protetta: questo il nome del progetto appena lanciato da Giù le mani dai bambini, consorzio italiano per la farmacovigilanza in età pediatrica, composto da oltre 180 enti e associazioni. Si tratta di un kit informativo per genitori e insegnanti, e di altro materiale, reperibile sul sito web dell’associazione, volti a evitare la somministrazione impropria di psicofarmaci ai minori in famiglia e a scuola. L’iniziativa nasce in risposta a recenti fatti di cronaca che hanno coinvolto i circoli didattici e l’Ausl di Bologna. Su segnalazione del consorzio stesso, la Procura ha aperto un’inchiesta, delegando ai Nas dei carabinieri le verifiche per l’identificazione di eventuali responsabilità penali. Di che si tratta? In diverse scuole bolognesi, secondo la denuncia, sarebbero stati organizzati incontri informati sull’uso dei farmaci in età pediatrica. In particolare, gli incontri avrebbero illustrato a genitori e insegnanti l’opportunità di somministrare derivati dell’anfetamina ai bambini affetti dall’Adhd, la sindrome da deficit di attenzione e iperattività. Caratterizzata da in attenzione, impulsività e iperattività motoria, l’Adhd è di non facile diagnosi, spiega Federico Bianchi di Castelbianco, psicoterapeuta dell’età evolutiva:<< l’opportunità di ricorrere ai farmaci, all’interno di un preciso percorso psicoterapico, va valutata solo in presenza di una diagnosi certa, che identifichi l’Adhd e non lo confonda con altri tipi di disturbi >>.

Articolo di Venerdì di Repubblica del 28 Marzo 2008

Di: Cristina Cucciniello

Sedativi ai bimbi, choc all’asilo

Venerdì 11 Aprile 2008

A Lecce indagate due maestre: «Le prove dalle analisi di laboratorio»

NARDÒ (LECCE) Tranquillanti ai bambini cattivi. L’accusa è questa: in una scuola materna di Nardò, 30 mila abitanti, le maestre stordivano i bimbi più vivaci con psicofarmaci. La procura della Repubblica ha aperto un’inchiesta. Due maestre sono state iscritte nel registro degli indagati. Cinque i casi sospetti. E una denuncia-choc: l’ha presentata ai carabinieri una mamma di 32 anni, che ha allegato due referti di un laboratorio di analisi. «Per due volte ho sottoposto la mia bambina di tre anni agli esami delle urine - racconta -. La prima volta a marzo, la seconda pochi giorni fa. In entrambi i casi è risultata la presenza tracce di benzodiazepine».La storia è agli inizi, così agli inizi che l’avvocato delle maestre, Simone Fontana, dice di ignorare tutto e annuncia querele: «Non ci è stato notificato alcun provvedimento. So quel che si racconta in giro, ma posso dire che io ho un bambino di due anni. Frequenta quella scuola materna. Le mie assistite sono estranee a qualunque accusa». Le due indagate, Maria Sansone e Gabriella Barrotta, di 34 e 37 anni, accusate di lesioni personali e abuso dei mezzi di correzione, sono anche titolari dell’asilo privato «La carica dei 101» in cui lavorano altre quattro maestre. Sessanta i bimbi.Le indagini scattano a marzo. La mamma che ha presentato la denuncia parla con sua cugina. Anche lei manda il figlio alla scuola materna. «Mi disse - ricorda - di avere saputo che ai bambini davano qualcosa. Fai le analisi, mi disse. Il 20 marzo mi rivolsi a un laboratorio. Nelle urine della mia bambina c’erano tracce di benzodiazepine. Dopo le vacanze di Pasqua mi rivolsi a un altro laboratorio, ripetendo le analisi. Stesso risultato. Decisi di ritirare mia figlia dall’asilo. E ho rinunciato anche al lavoro. Devo badare alla bambina. Mi sono licenziata. Non so come possano avere somministrato qualcosa a mia figlia. Forse al momento del pranzo, nell’acqua», dice la mamma che ha deciso di sfidare la solitudine.Soltanto lei ha parlato. Poi i carabinieri hanno cominciato ad ascoltare le testimonianze delle altre mamme. E a quanto sembra i casi sospetti sono finora cinque. Bisognerà ovviamente provare che la presenza di benzodiazepine, sostanza che si trova per esempio nel Valium, sia da ricondurre all’opera delle maestre. E ci sarà lavoro per avvocati e periti.Che qualcosa non andasse lo avevano svelato i volti dei bambini. «Ogni giorno prendevo mia figlia dall’asilo alle tre del pomeriggio - racconta la donna, che ha poi deciso di rivolgersi ai carabinieri - e la trovavo assopita, stordita. Si riprendeva solo dopo qualche ora. Aveva spesso mal di pancia, dissenteria. Peggio stava il figlio di mia cugina. Aveva anche conati di vomito. Mia figlia frequentava la scuola materna da un anno e mezzo, pagavo una retta di 145 euro al mese, utilizzando anche il servizio mensa. Il bambino di mia cugina erà lì da settembre dell’anno scorso».A Nardò si commenta in punta di piedi, perché quella scuola materna privata aveva una buona fama. Alcuni genitori hanno preferito non portare all’asilo i figli, altri si fidano. «Mio figlio ha cinque mesi - dice una mamma - e frequenta il nido da una quindicina di giorni. Anch’io avevo sentito delle strane voci, ma poi sono state altre mamme a rassicurarmi, a dirmi che questa scuola è gestita da persone perbene».

Antonio Vaglio, il sindaco, parla invece di «fatto grave» e aggiunge: «Speriamo che tutto questo non risponda a verità. Se verrà accertata la responsabilità di qualcuno - prosegue - mi auguro che vi siano pene severe. Non si può giocare sulla vita delle persone e soprattutto sulla vita di bambini. Posso garantire che il Comune seguirà con attenzione questa vicenda». L’inchiesta, coordinata dal sostituto procuratore Angela Rotondano, è ancora ai primi passi.

Di: TONIO ATTINO

Tratto da: La Stampa