Scuola Protetta

Domanda posta da: Pina, insegnante. …..si, comunicare con chi riesce a rendere visibile e “collettivo” un problema che non può riguardare solo la famiglia e la classe in cui viene a trovarsi il soggetto iperattivo, che è la “persona” che deve crescere. E’ un suo diritto. Sono un’insegnante di un istituto tecnico commerciale, e da un po’ d’anni a questa parte arrivano alla scuola superiore alunni iperattivi. Il loro destino è segnato fin dai primi giorni: risultati scolastici fallimentari. In questi giorni si parla di ADHD, in modo particolare (più che giusto) riferendosi al mondo della prima infanzia, ma con i nostri ragazzi di 15 anni cosa possiamo fare? Con molto imbarazzo ammetto di aver suggerito ad un genitore di rivolgersi ad un medico nella speranza che, attraverso una terapia appropriata, ci fosse possibile gestire meglio l’approccio con il ragazzo con il quale “fare lezione” era un’impresa. Non mi riferisco al “fare lezione” agli altri disinnescando lui, ma al rendere produttivo per tutti il dialogo educativo. Ho sempre sperato che nelle scuole fossero presenti degli insegnanti di sostegno ( come equipe specializzata, nominata stabilmente in ogni struttura) inseriti nelle classi del biennio come supporto fisso, con o senza la presenza di alunni diversamente abili, perchè si potesse o sostenere o potenziare l’apprendimento di tutti, ma dopo tanti anni vedo che nella scuola non è cambiato niente. Gli insegnanti di sostegno nelle scuole superiori supportano alunni fortemente motivati, con famiglie che di fronte ad handicap eclatanti non possono che benedire chi l soccorre, ma con i ragazzi iperattivi? I genitori, sono di solito molto protettivi e sperano sempre che …crescendo…tutto si risolverà. Ma io non posso guardare negli occhi questi ragazzi, leggervi la solitudine, la rabbia, il bisogno di amicizia, di dimostrare di essere capaci, sapendo che posso fare poco o nulla per loro. Ottengo risultati minimi, frammentari ed episodici. Sono costretta ad essere tentacolare, per non perdere gli altri che approfittano di ogni occasione per distrarsi, che si difendono dalle aggressioni verbali e fisiche del compagno”stupido” come se avessero davanti uno identico a loro. E allora, che fare? Che fare in classi di 30 alunni che possono essere sdoppiate solo con la presenza di un diversamente abile dichiarato. Che fare per non assistere all’inutile vagabondaggio di ragazzi che hanno diritto ad un futuro come tutti gli altri, ma che vivono in una scuola spesso confusa che nei loro confronti si mostra ancora più dissociata. Come convincere una famiglia a pianificare seriamente il percorso di crescita del proprio figlio “con professionalità” ? Forse ci sono le soluzioni e sono solo io a non conoscerle ed è per questo che vi scrivo: vorrei poter avere da voi dei suggerimenti. Ho bisogno di competenze da condividere e di strumenti che mi mettano in condizione di CHIEDERE DI POTER LAVORARE MEGLIO OTTENENDO DEI RISULTATI. Scusate l’invadenza, ma questi nostri giovani sono davvero confusi….e non solo loro!

Voto: +2


Positive


Negative

Risponde il Portavoce Nazionale di Giù le Mani dai Bambini:
Carissima dottoressa, il nostro Comitato si occupa solo di informazione e sensibilizzazione, e non già di suggerire “soluzioni”. Posso tuttavia darle alcune indicazioni che forse le torneranno utili:
- si iscriva al corso di e-Learning sul sito www.scuolaprotetta.it, è una nostra iniziativa, la aiuterà a comprendere meglio le delicate tematiche alle quali lei stessa accenna (iperattività, psicofarmaci, etc). L’iscrizione e la frequentazione del corso - breve ed in linguaggio divulgativo - è offerta gratuitamente dal nostro Comitato;
- visioni sul nostro portale www.giulemanidaibambini.org, nella sezione Videoclip raggiungibile dalla homepage, il video sll’approccio pedagogico al disagio, è il quartultimo della lunga lista di video pubblicati, se non ricordo male;
- legga e studi la “Carta Bimbo”, scaricabile sempre dalla homepage di www.giulemanidaibambini.org, ci sono diversi spunti utili anche per l’età adolescenziale.
Poi - dopo che avrà approfondito gli argomenti come indicato - mi ricontatti e ci aggiorneremo reciprocamente.
Darò disposizioni di pubblicare la Sua lettera nella nostra AGORA’, in forma rigorosamente anonima, perchè ritengo che il disagio da Lei espresso sia comune a molti operatori scolastici, e sia utile quindi informare altre insegnanti con le Sue medesime problematiche.
La soluzione per questo genere di disagio non è a nostro avviso nella sua “medicalizzazione”, bensì nella rinnovata responsabilizzazione - Vostra di insegnanti, ma anche della famiglia, in un ritrovata alleanza virtuosa - come pedagoghi ed educatori.
Grazie per l’attenzione che ha deciso di riservarci rivolgendosi a noi.