Scuola Protetta

Domanda posta da: Maria Sono madre ed insegnante. Nella scuola di mio figlio (scuola primaria) ci hanno proposto di aderire come genitori ad uno screening dell’ASL AV2 sui disturbi dell’attenzione e dell’iperattività. Tale indagine, condotta da un neuropsichiatra infantile, consta di 2 questionari: 1 per i docenti (previa autorizzazione delle famiglie) ed 1 per i genitori. Non si evincono le finalità dell’indagine, anche perchè - a voce - ci è stato parlato di “decennali studi americani in materia”. Non so perchè ma ho pensato al Ritalin… Ma chi le finanzia e le promuove tali indagini? Nel mio piccolo ho segnalato ad altri genitori la Vs. campagna, ma vorrei poter contrastare meglio tali iniziative.

Voto: -1


Positive


Negative

Risponde: Luca Poma, Portavoce Nazionale
Pensa proprio bene, si tratta infatti di “code” del noto e chiaccherato progetto Prisma, del Ministero per la Salute, del quale trova traccia e notizie sul ns. portale, cliccando dalla homepage la sezione Ricerca Scientifica, ed entrando nelle aree Progetto Prisma ed anche Centri ADHD. Fu un progetto molto discusso, vuoi per i metodi d’indagine clinica decisamente superficiali (semplici questionari, probabilmente simili a quelli somministrati nella scuola di Suo figlio), vuoi per le conclusioni (il 10% dei bambini italiani sarebbe malato di mente…!) vuoi per i rapporti committente/capi progetto: i fondi infatti erano pubblici, ma i due istituti di ricerca scientifica che dirigevano il progetto (Stella Maris di Pisa e Nostra Famiglia di Bosisio Parini) non solo privati, ma anche recettori di significativi finanziamenti per ricerca da parte dei produttori dei farmaci proposti sul mercato come “cura” per i disturbi del comportamento oggetto d’indagine nel progetto stesso. Si fece un così gran parlare del Progetto Prisma - non in termini lusinghieri - che i risultati vennero presentati senza troppo clamore e rapidamente riposti nel cassetto in attesa di tempi migliori.
Tuttavia, il proverbio popolare sul pelo, il lupo ed il vizio risulta ora più che mai attuale: se non si arriva al risultato con maxi iniziative, perchè non tentare di parcellizzare gli interventi sul territorio?
Le regole del marketing sono chiare: si solleverà meno clamore e probabilmente si otterrà il medesimo risultato. Così nascono nell’ultimo anno - forti dell’autonomia scolastica guadagnata riforma dopo riforma - i “progetti pilota” per la prevenzione dei disagi e dei disturbi del comportamento: ogni ASL promuove il Suo, ed ogni scuola può o meno decidere di aderire: ma non vorremo mica lasciare questi bambini in balia dei propri problemi?
Criminale chi non si prende cura e non interviene, perchè è necessario tracciare da subito le patologie per intervenire per tempo. Che poi la materia di discussione sia tutt’altro che pacifica e le patologie tutto meno che acclarate, pazienza, portiamoci avanti con il lavoro (questo è il punto di vista di chi propone questi interventi).
Comunque sappia la mamma/insegnante che non è obbligatorio aderire, ed anzi è bene promuovere una sana opera di contro-informazione, magari organizzando nella stessa scuola un seminario per docenti e genitori, al quale nostri relatori saranno lieti d’intervenire gratuitamente.
I più schietti tra i membri del ns. comitato scientifico permanente sostengono sia necessario colmare le ignoranze di certi colleghi in camice bianco, qualora in buona fede, o cacciarli in malo modo con richiesta di radiazione dall’ordine, qualora in mala fede. Si formi, attraverso il nostro E-campus, e ottenga la certificazione di Scuola Protetta per la scuola frequentata dai suoi figli, e per quella in cui opera: gli strumenti per prevenire questi ingressi nelle scuole, ci sono!